LA PSICOSOMATICA

IL CORPO E LA VISIONE SIMBOLICA

Il termine "psicosomatica" deriva dal greco: psiche-anima e soma-corpo. La psicosomatica è quella visione che, superando la classica separazione tra mente e corpo, considera l'uomo come un’unità dove la malattia si manifesta a livello fisico come sintomo e a livello psicologico come disagio. La medicina psicosomatica, dunque, si occupa delle reciproche interazioni tra gli aspetti emozionali e quelli fisici. Rappresenta un approccio globale all'uomo nel quale,secondo questo approccio, l'attività mentale ed emotiva e le funzioni corporee (malattie comprese) si manifestano contemporaneamente, esprimendo un malessere che appartiene quindi sia al corpo che alla mente.

Il disturbo psicosomatico, nella diversa gradualità delle sue manifestazioni (che possono andare dall’alterazione funzionale alla lesione organica), presuppone una integrazione di eventi e fattori legati sia alla personalità e alla storia del paziente interessato sia al contesto ambientale (biologico, psicologico e sociale) in cui egli è vissuto e vive sia al simbolismo dell’organo interessato. Dall’interazione tra questi diversi aspetti può emergere una patologia a livello somatico che il soggetto sofferente porta al terapeuta perché quest’ultimo intervenga a livello curativo.

Sintomo somatico

Apparentemente il sintomo somatico sembra non significare ed esprimere nulla. Il problema terapeutico sarà allora quello della ricerca dei mezzi per riuscire a dare la parola al sintomo e renderlo trasparente alla comprensione.
Come fare? Come favorire nel paziente la produzione di un linguaggio che gli permetta di esprimere il proprio malessere psicosomatico?

La forma di linguaggio che appare come la più indicata per favorire questa possibilità do espressione viene individuata in quella immaginativa che è caratteristica sia del sogno che della fantasia.
Tale tipo do linguaggio si realizza attraverso l’articolazione di analogie e metafore do elevato valore simbolico: il linguaggio proprio della dimensione dell’immagine, che costituisce una realtà del nostro mondo interiore, corrisponde infatti ad una modalità percettiva precisa e specifica propria del potenziale immaginativo che ognuno possiede.
L’immagine è un fenomeno primordiale che si riproduce secondo determinanti finalizzate allo sviluppo del psicosoma, gli archetipi ( C.G. Jung), intesi come tendenza dall’inconscio a sviluppare la propria totalità biopsichica secondo aspetti evolutivi comuni ad ogni individuo e specie.
Per rapportarsi a questa dimensione archetipica non è sufficiente il linguaggio verbale ,capace di rendere la razionalità del mondo, bensì è necessario ricorrere a quello non verbale – analogico che ben esprime come noi sentiamo e viviamo questo mondo. Nel mondo dell’immaginario non è la ragione che fa fluire le immagini ,ma la coscienza immaginativa unitamente alla sensazioni-emozioni ad essa sottese.

Inoltre, a partire dal presupposto junghiano di una sincronicità esistente tra energia e materia, questo approccio punta a rivalutare il significato del rapporto mente-corpo e propone una revisione critica del concetto tradizionale di malattia.
L’abituale approccio causali stico cede il campo ad una modalità di lettura analogica che offre una visione dell’organismo e delle funzioni più ampia. L’oggettività che si richiede al tradizionale metodo anamnestico lascia il posto alla soggettività del vissuto del paziente che diviene il tema centrale attorno cui si disegna la relazione tra terapeuta e malato.
Questa impostazione trae spunti e arricchimenti da molti ambiti culturali tra cui il mito, il rito, la fiaba e gli approcci medici appartenenti ad altre epoche e culture: tutti quanti animano il corpo di ulteriori significati e creano i presupposti per una sua ricca e affascinante lettura simbolica.

Psicosomatica